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Messana
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mwdqMessàna (dal mwdgdialetto dorico mwdwin greco antico Μεσσάνα?, Messána) fu una città mweagreco-mweqsiceliota in mwegSicilia, fondata dai mwewSiculi e successivamente colonizzata dai mwfaCalcidesi e ripopolata dai mwfqMesseni, che corrisponde all'odierna città di mwfgMessina. La città originariamente venne indicata con il nome mwfwsiculo di mwgaZancle (dal mwgqsiculo ΔΑΝΚΛΕ, che significa falce). La zona è popolata probabilmente dal mwggNeolitico (4000 a.C.)cite-ref-visitme-comune-messina-it-1-0[1], ma non si conosce esattamente la data della fondazione dell'insediamento sotto forma di vera e propria città: mwhwTucidide tace a tal proposito, pur tuttavia fornisce indizi utili per ricostruirne le dinamiche insediative:

«fu fondata in origine quando dalla colonia calcidese di Cuma, nel territorio degli

Opici

, arrivarono dei pirati; in seguito venne un gran numero di coloni anche da Calcide e dal resto dell'

Eubea

[...]. Più tardi i Calcidesi furono scacciati dai Sami e da altri

Ioni

che erano approdati in Sicilia fuggendo i Persiani»

(Tucidide 6, 4, 5-6)

Sebbene si possa ipotizzare una giustapposizione di due eventi storicamente distanti tra loro (una prima fondazione cumana e quindi un ripopolamento calcidese), appare evidente che la fondazione zanklea non possa antecedere quella di mwigCuma (mwiw750 a.C.) e se prestiamo fede a quanto sostenuto dalle fonti in merito alla fondazione di mwjaNaxos (mwjq734 a.C.) quale la prima apoikia siceliota, la sua fondazione dovrebbe essere successiva a tale data. Una tradizione tarda, basata sull'interpretazione di mwjgEusebio di Cesarea, vorrebbe la fondazione avvenuta tra il mwjw757 a.C. e il mwka756 a.C., date tuttavia inconciliabili con le origini cumane della polis. In merito, non mancano testimonianze archeologiche antiche sulla fondazione di Zancle da taluni datate al mwkq757 a.C. seguendo la cronologia suggerita dall'interpretazione di Eusebiocite-ref-fondazione-2-0[2] e dalla successiva interpretazione di mwlgBèrardcite-ref-visitme-comune-messina-it-1-1[1]; per la prima volta fuori dalla Grecia, a Messina, è stato ritrovato il rito di fondazione della città da parte degli ecisti. Essendo mwmwMylae (716-715 a.C.) subcolonia zanklea, appare evidente che la città sullo mwnaStretto venne fondata prima di questa. La data di fondazione quindi rimane ancora oggi incerta, ma è ragionevole supporla inclusa entro un arco cronologico compreso tra il 750 a.C. (fondazione di mwnqCuma) e il 716-715 a.C. (fondazione di mwngMylae). A seguito dell'emigrazione di mwnwSami e mwoaMilesi a causa dell'invasione mwoqpersiane (Tucidide 6, 4, 6; mwogErodoto 6, 23-25; probabilmente le fonti fanno riferimento alla mwowbattaglia di Lade del mwpa494 a.C.), la componente calcidese viene integrata dalle comunità ionie. Successivamente con l'integrazione di genti provenienti dalla mwpqMessenia, avvenuta nel mwpg486 a.C., fu ribattezzata Messana e, infine, dopo la conquista romana (mwpw288 a.C.) verrà chiamata Messina.

Contents

Note

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Le origini sicule e la città greco-siceliota

L'mwrwomonimo stretto compare già nell'mwsaOdissea di mwsqOmero come luogo di dimora dei mostri marini mwsgScilla e mwswCariddi.

I ritrovamenti mwtqarcheologici attestano la presenza di popolazioni già dal mwtgNeolitico (4000 a.C.)cite-ref-visitme-comune-messina-it-1-2[1]cite-ref-3[3] e di un villaggio dell'mwvwetà del bronzo (3000 a.C. - 1100 a.C.) dotato di un approdo naturale e abitato da mwwapopolazioni sicane. Sullo stesso sito, a partire dal mwwqXII secolo a.C., si stanziarono i mwwgSiculi, giunti in mwwwSicilia dalla mwxapenisola italiana; furono questi ultimi a nominare questo sito mwxqZancle, con il significato di "mwxgfalce", in riferimento alla forma del braccio sabbioso di San Raineri, che chiude il grande mwxwporto naturale.

Il nuovo insediamento ellenico venne fondato intorno al mwyq757 a.C., si trattava di una tra le prime mwygcolonie greche della mwywSicilia. Inizialmente la colonia conservò il nome, in mwzalingua sicula, di Zancle. Secondo lo storico greco mwzqTucidide, che fa risalire la fondazione a qualche decennio dopo, nel mwzg730 a.C., i coloni provenivano dalla colonia calcidese di mwzwCuma in mwaaMagna Grecia (guidati da mwaqPeriere) e dalla stessa madrepatria di Calcide nell'isola greca d'mwagEubea (condotti da Cratemene), madrepatria anche della stessa Cuma. Secondo il geografo latino mwbaStrabone i coloni erano originari di mwbqNaxos. La città sorse vicino al lembo nordorientale dell'isola, in posizione strategica di primissima importanza. Poco dopo, i calcidesi fondarono un'altra colonia sulla sponda opposta dello stretto, mwbgRhegion, l'odierna mwbwReggio Calabria, ottenendo così il controllo dell'importantissimo braccio di mare. Secondo alcune teorie, nel VII secolo a.C. Zancle avrebbe fondato una colonia magnogreca, mwcaMetauros (l'attuale mwcqGioia Tauro), in collaborazione con Rhegioncite-ref-4[4]. Nei secoli successivi la città fu fiorente dal punto di vista economico e commerciale, grazie alla sua posizione strategica, alla fonazione di colonie come Myles (mwdgMilazzo), Himera (mwdwTermini Imerese), Metauros (mweaGioia Tauro) e quindi grazie all'egemonia zanclea su gran parte del mweqMar Tirreno meridionale.

Nel mwew497 a.C., mwfaIppocrate, mwfqtiranno di mwfgGela, conquistò mwfwZancle insieme a mwgaNaxos e mwgqLeontini ove insediò tiranni a lui subalterni. Tuttavia, pochi anni dopo, mwggAnassila, mwgwtiranno di mwhaReggio, ingolosito dall'importanza strategica di Zancle, occupò la città, cacciando Ippocrate con l'aiuto di profughi provenienti dalla mwhqIonia, fuggiti a causa della conquista di questa regione da parte dell'mwhgImpero Persiano. In questo frangente, si insediarono in Zancle altri coloni, provenienti dall'mwhwisola di Samo e da altre località dell'mwiaEgeo a cui si aggiunsero altre genti dalla mwiqMessenia, regione greca dalla quale Anassila proveniva. Il tiranno reggino tenne il dominio su entrambe le sponde dello mwigstretto e diede alla città il nome di mwiwMessanion, dalla patria originaria dei suoi avi. Le due città dello mwjaStretto, pur governate da Anassila, erano sotto il controllo di mwjqGerone I di Siracusa. Dopo la morte di Anassila, nel mwjg476 a.C., diventò reggente il figlio minorenne Micito, parente del tiranno. A seguito della sconfitta subita dall'alleanza di Taranto e Reggio, nel 473 a.C., contro gli mwjwIapigi, Micito venne esiliato nel mwka467 a.C., probabilmente per opera dei figli di mwkqAnassila, dei quali infatti uno diventa tiranno: Leofrone. Il governo di Leofrone durerà per sei anni (fino al 461/460 a.C.), quando le due città dello stretto si ribelleranno.

Nel 425 a.C. avvennero delle battaglie a Messene e nei territori limitrofi. Gli mwlqAteniesi con l'ausilio della flotta della vicina Reghion (mwlgReggio Calabria), tentarono di mantenere il controllo di Messana, dopo che si era precedentemente rischierata, passando dall'alleanza con mwlwAtene (forzata dalla conquista ateniese di mwmaMyles e dal saccheggio delle mwmqIsole Eolie) all'alleanza con mwmgSiracusa e mwmwLocri. In quell'occasione Messana, con l'aiuto della flotta Siracusana e Locrese, cacciò gli Ateniesi. Successivamente l'esercito di Messana uscì dalla città per attaccare mwnaNaxos, che si trovava in difficoltà dopo aver sostenuto Atene. Tuttavia a Naxos giunse la notizia dell'arrivo di rinforzi provenienti da mwnqLeontini (anch'essa alleata di Atene). Per questo motivo i guerrieri di Naxos decisero di uscire dalla città colpendo a sorpresa l'esercito di Messana prima che si accampasse. Dunque i soldati di Messana furono costretti alla ritirata e persero circa mille uomini. A seguito del fallito attacco a Naxos, gli eserciti di mwngAtene e mwnwLeontini, approfittarono per marciare verso Messana, ormai indebolita dalla guerra, per conquistarla. I Leontinesi vennero efficacemente respinti, mentre gli ateniesi riuscirono a far arretrare gli eserciti di Messana e mwoqLocri dentro le mura, ma infine dovettero rifugiarsi a Reghion per le troppe perdite subite. Da quel momento, Atene rinunciò definitivamente all'ambizione di controllare lo mwogStretto di Messinacite-ref-5[5].

Zancle (ora rinominata Messene) dal punto di vista etnico, era abitata da una popolazione mista di mwqaIoni, mwqqMesseni e mwqgSiculi che, col passare degli anni, si amalgamarono, più o meno pacificamente, in un unico popolo che, per lingua e cultura (soprattutto dopo il mwqwCongresso di Gela del mwra424 a.C.) può essere definito "mwrqsiceliota". Detta fusione etnica si verificò in tutte le mwrgpoleis di mwrwSicilia. È infatti appurato che le ondate migratorie elleniche che interessarono la mwsaSicilia erano costituite soprattutto da individui di sesso maschile (con al seguito armi e mwsqbestiame) che raramente portavano al loro seguito donne e bambini; di conseguenza, questi uomini si congiungevano alle donne mwsgsicule e/o mwswsicane presenti sul territorio. Dal punto di vista territoriale, Messana controllava l'estrema propaggine nord-orientale della mwtaSicilia, mwtqla Chora (o territorio sotto la sua giurisdizione) si estendeva (oltre alla mwtgcittà sullo Stretto) alla costa mwtwtirrenica tra il mwuaCapo Peloro e il mwuqCapo Milazzo e alla costa mwugionica fino al mwuwPromontorio Argenno (ove confinava con mwvaNaxos), inclusa la montuosa parte interna dei mwvqMonti Peloritani. Nelle zone rivierasche o collinari sorgevano vari centri abitati come Myles (mwvgMilazzo), mwvwNauloco (antica città situata probabilmente nei pressi di mwwaVillafranca Tirrena), Elis (mwwqAlì) e mwwgPhoinix (antica città situata probabilmente nei pressi di mwwwSant'Alessio) dedite all'agricoltura e alla pesca; esistevano anche ricchi giacimenti minerari di mwxaoro e mwxqargento siti sul versante ionico dei Monti Peloritani nei pressi del villaggio di Nisa (mwxgFiumedinisi). Nelle zone montagnose più interne, sui Peloritani, vi erano insediamenti ove vi erano stanziati soprattutto gruppi di mwxwSiculi dediti alla pastorizia, tra tutti degno di nota risulta l'antichissimo abitato di Mankarru (antico insediamento nei pressi di mwyaSanta Lucia del Mela).

Nel mwyg405 a.C., il mwywTiranno di Siracusa mwzaDionisio I detto il vecchio si proclamò "mwzqArconte di Sicilia", riuscendo a riunificare saldamente sotto il suo dominio la parte dell'mwzgIsola sita ad est del mwzwFiume Salso, Messene costituì l'estrema propaggine settentrionale dello Stato mw0asiceliota di Dionisio I.

Nel mw0g396 a.C., durante la mw0wTerza Guerra tra greco-sicelioti e punici, il generale cartaginese mw1aImilcone II, per impedire che arrivassero aiuti a mw1qDionisio I dall'Italia o dalla Grecia, attaccò Messene, che rappresentava una potente alleata di mw1gSiracusa, ed ebbe luogo la mw1wBattaglia di Messene. Gli abitanti della città dello Stretto si trovarono in una situazione di difficoltà, poiché molti dei loro guerrieri erano impegnati a dare sostegno militare a Siracusacite-ref-6[6] e le mura erano in fase di ristrutturazionecite-ref-7[7]. Per questi motivi decisero di ingaggiare il combattimento fuori dalla città, aggirando i Cartaginesi tentando di attaccarli a sorpresa nel loro accampamento. Tuttavia i Cartaginesi riuscirono a trasferire rapidamente gran parte delle loro forze sulle navi e a fare vela verso la città indifesa. Donne e bambini erano stati preventivamente tratti in salvo e gli oggetti preziosi erano stati nascosti. I superstiti in particolare si rifugiarono in dei forti sulle alture, mentre il resto di Messene venne espugnata e distruttacite-ref-8[8].

Una volta caduta la città di Messene, i cartaginesi si diressero vero mw5qSiracusa. Posta sotto assedio la mw5gcapitale siceliota, l'esercito cartaginese venne però decimato da una pestilenza che consentì a mw5wDionisio I di approfittarne per contrattaccare Imilcone, distruggere il suo esercito e ricacciarlo in Africa. Messene venne poi ricostruita da mw6aDionisio I e ripopolata dai superstiti, tornando a ricoprire il rilevante ruolo commerciale.

Nel mw6g344 a.C., con la cacciata di mw6wDionisio II, ultimo regnante della Dinastia dei Dionisii, venne instaurata la democrazia col "Buon Governo" di mw7aTimoleonte, la città di Messene beneficiò di una certa autonomia amministrativa, entrando a far parte della mw7qSimmachia, cioè di una sorta di "repubblica federale" costituita da tutte le città mw7gsiceliote che manteneva sempre come centro nevralgico la città di mw7wSiracusa.

Tale status si protrasse fino al mw8q316 a.C., quando mw8gAgatocle, con un mw8wgolpe, mw9arovesciò il regime democratico-repubblicano gestito dai successori di mw9qTimoleonte. A Messana trovarono rifugio molti oppositori di mw9gAgatocle, ragion per cui il nuovo Tiranno siceliota decise di mw9wespugnare la città dello Stretto al fine di annientare definitivamente gli oppositori al suo regime. mw-aDiodoro Siculo afferma che Agatocle mandò un suo stratega, Pasifilo, con delle truppe all'interno del mw-gmw-wterritorio messinese che fecero bottino e prigionieri; inoltre, sempre Diodoro Siculo riferisce che nei giorni successivi alla caduta di Messana, circa 600 tra Messinesi e Tauromeniti (poiché nel mentre Agatocle aveva espugnato anche mw-aTaormina) vennero passati a fil di spada dal mw-qsuo esercito che ritornava vincitore nella mw-gcapitale siceliota.cite-ref-9[9]

Uscito vittorioso e ormai padrone indiscusso di mwaqqSiracusa e di quasi tutta la Sicilia, Agatocle costituì il "Regno di Sicilia" che unificava in un'unica monarchia mwaquellenistica tutta la Sicilia ad est del mwaqyFiume Platani, rendendo pure tributarie le popolazioni dei mwaqcSiculi e mwaqgSicani ancora stanziate mwaqknell'interno. Agatocle, riprendendo la politica imperialista di mwaqoDionisio I, fu il primo a proclamarsi "mwaqsBasileus tes Sikelìas" cioè "mwaqwRe di Sicilia".

Il regno siceliota agatocleo si estendeva sulla mwaq4parte orientale e mwaq8centrale della Sicilia, su mwaraAkragas e sul mwaresuo circondario, sulla Calabria meridionale e su alcune città italiote non ancora cadute sotto il giogo romano. Messina era quindi al centro di un regno mwariellenistico che, pur avendo mwarmSiracusa come capitale, si estendeva su quasi tutta la Sicilia e su parte dell'Italia meridionale; solo l'mwarqestremità occidentale della Sicilia rimaneva in mano ai mwaruCartaginesi.

Nel mwarc288 a.C. vi si insediarono i mercenari mwargMamertini, di stirpe mwarksabellica che avevano combattuto per conto di mwaroAgatocle. Dopo la morte del re siceliota, i Mamertini fecero di Messina la base delle loro razzie, fino a quando la città con venne conquistata dai mwarscartaginesi che cacciarono i Mamertini in Calabria. Poco tempo dopo i Mamertini sbarcarono nuovamente a Messina, annientarono la guarnigione cartaginese ivi stanziata e chiamarono in aiuto i mwarwRomani provocando lo scoppio della mwar0prima guerra punica tra mwar4Roma e Cartagine.cite-ref-10[10]

Dalla fondazione e fino a tutto il mwasqIII secolo a.C., la città era delimitata dal Torrente Portalegni a nord e dal Torrente mwasuCamaro a sud. Successivamente, certamente dopo la conquista romana, l'insediamento urbano si spostò verso nord in direzione del mwasyporto naturale, avendo come limite meridionale il Torrente Portalegni (attuale Via Tommaso Cannizzaro) e come limite settentrionale il Torrente Boccetta. Questo definitivo insediamento è arrivato quasi fino ai giorni nostri, costituendo il centro storico della città di mwascMessina a partire sicuramente dal mwasgI secolo d.C. e fino al mwaskTerremoto del 1908, poi nel corso del mwasoXX secolo con la ricostruzione, pur rimanendo sempre il centro nevralgico cittadino, la città tornò ad espandersi verso sud fino al Torrente mwassCamaro e oltre.

Etimologia

Zancle, secondo mwas4Tucidide, deriva dal termine mwas8Zanclon, che nella mwatalingua dei Siculi significa "falce". Venne poi sostituito dal toponimo Messana quando un gruppo di Messeni, su invito di mwateAnassilao, tiranno di mwatiRhegion di origine messenica, si insediò in città unendosi coi Sami (489/486 a.C.). In buona sostanza si può affermare che, dal punto di vista etnico, a Messana vi era una popolazione mista di mwatmIoni, mwatqMesseni e mwatuSiculi che, nel volgere di poche generazioni, si amalgamarono, quasi sempre pacificamente, in un unico popolo che, per lingua e cultura (dopo il mwatyCongresso di Gela del mwatc424 a.C.) può essere definito "mwatgsiceliota". Dopo la distruzione della città da parte dei cartaginesi, nel 396 a.C., la città venne subito ricostruita dal tiranno mwatkDionisio I, mwatoArconte di Sicilia e in parte ripopolata con coloni di provenienza siculo-siceliota.

In base alle parole di Tucidide, il quale tace comunque sulla data di fondazione, si sostiene che un primo insediamento, seppur esiguo, a Zancle avvenne ad opera dei mwatwCalcidesi provenienti dall'mwat0Eubea.cite-ref-fondazione-2-1[2] Il nome deriva forse dalla forma della penisola di San Raineri, somigliante ad una falce contribuendo a costituire un porto naturale che fu alla base dello sviluppo della colonia.

Reperti

I reperti archeologici scoperti tra il XIX e XX secolo hanno dimostrato che si tratta di una delle maggiori città della Sicilia greca e dell'Italia antica, sebbene le tracce dell'insediamento siano di difficile reperimento a causa del forte interramento che ha sepolto a molti metri gli strati archeologici. L'abitato infatti, oltre ad aver subito forti terremoti, è caratterizzato dalla presenza di quattro torrenti nella zona del centro e numerosi altri torrenti nelle periferie, che nel corso dei secoli hanno accumulato detriti a valle.cite-ref-11[11]

Note

cite-note-visitme-comune-messina-it-11. mwavimwavmmwavqMessina e il suo Territorio, su mwavuvisitme.comune.messina.it.
cite-note-fondazione-22. mwavsLorenzo Braccesi, mwavwHesperìa II; Bruno d'Agostino, Giorgio Buchner, mwav0Apoikia, 1984; Carmine Ampolo, mwav4Dalla preistoria all'espansione di Roma, 1981; mwav8Noctes Campanae: studi di storia antica ed archeologia dell'Italia, 2005.
cite-note-33. mwawmAntonio Sarica, mwawqGli scavi di Monte Ciccia e la civiltà preistorica, in mwawumwawyhttps://messina.gazzettadelsud.it/articoli/cultura/2020/11/19/gli-scavi-di-monte-ciccia-e-la-civilta-preistorica-80ce1576-75eb-43ef-b537-ca454025fc22/, 19 Novembre 2020.
cite-note-44. mwawomwawsmwawwLa Storia di Gioia Tauro - dalle Origini al Settecento - Comune di Gioia Tauro, su mwaw0www.comune.gioiatauro.rc.it. mwaw4URL consultato il 2 febbraio 2025.
cite-note-55. mwaximwaxmTucidide, Guerra del Peloponneso, IV, 25..
cite-note-66. mwaxcmwaxgDiodoro Siculo, XIV, 56..
cite-note-77. mwaxwmwax0Kern Paul B., Ancient Siege Warfare, p. 184..
cite-note-88. mwayemwayiDiodoro Siculo, XIV, 57..
cite-note-99. mwayymwaycDiod. Sic.,mwayg XIX 102, 6. Cfr. mwaykmwayoConsolo Langher,mways p. 39.
cite-note-1010. mway8Massimo Costa, mwazaStoria istituzionale e politica della Sicilia. Un compendio, illustrazioni di Silvio Catalano, Palermo, Amazon, 2019, pp.mwaze 28–43, mwaziISBNmwazm 978-1-0911-7524-2.
cite-note-1111. Un ampio panorama delle scoperte archeologiche è fornito nei tre tomi del volume mwazgDa Zancle a Messina a cura di G. M. Bacci e G. Tigano (Messina 1999-2001), nei volumi 6 e 11 dei Quaderni del Museo Regionale di Messina e in varie pubblicazioni dedicate ai materiali.

Bibliografia

• mwazw(EN) William Smith (a cura di), Messana, in Dictionary of Greek and Roman Geography, 1890.
• mwaz4M.A. Mastelloni, Tracciare le linee, dividere il territorio: lo spazio suddiviso e la fondazione di alcune apoikiai d’Occidente, in Thiasos 5.2, Convegni, 2016, pp. 7–32.

Voci correlate

• mwaaiRhegion

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